L'Oscar che non piace alle autorità giapponesi Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 08 marzo 2010

Il sindaco di Taiji, Kazutaka Sangen, e l'intera città di pescatori composta da 3.500 anime, rimandano al mittente l'atto d'accusa di Louie Psihoyos e Fisher Stevens, gli autori di The Cove, il film-documentario premiato con un Oscar. Un consigliere della locale cooperativa di pescatori, contattato dall'Ansa, si limita a osservare che "questa vittoria potrebbe essere usata dal movimento" a difesa delle balene. "Dare la caccia ai delfini non è un atto illegale", scrive invece il primo cittadino in una breve nota a proposito della mattanza, raccontata nel documentario con immagini dure, che ogni anno, da oltre quattro secoli, si ripete nella baia di Taiji, 500 chilometri a sud di Tokyo. "La caccia è autorizzata dalla prefettura nel rispetto della legge sulla pesca. Ci dispiace che il film rappresenti cose false e scientificamente infondate come fossero vere", continua Sangen, confutando la tesi degli autori secondo cui il consumo di carne di delfino è dannosa per l'uomo per l'alto tasso di mercurio. Durante il Tokyo International Film Festival dello scorso autunno, Psihoyos aveva descritto The Cove come "una lettera d'amore" ai giapponesi perché potessero conoscere gli effetti dannosi legati al consumo di carne di delfino, che può avere da cinque a 5mila volte il mercurio oltre i livelli consentiti dalla legge giapponese. Il film, realizzato nel 2008, era comunque una provocazione, secondo l'ex fotografo del National Geographic ed ex trainer della fortunata serie tv sul delfino 'Flipper'. "E' molto difficile parlare di diritti degli animali perché di loro si abusa in ogni cultura: dalle esigenze alimentari, al divertimento, all'abbigliamento. E' un diritto umano, invece, mangiare cibi sani".  (CinecittàNews)

 
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